lunedì 6 luglio 2009

Non aprire quel feed

I quotidiani dovrebbero smettere di offrire molti dei feed RSS che producono ai lettori, almeno secondo Malcolm Coles, in questo post. Meglio Twitter, perché almeno si genera più conversation attorno alle testate, senza contare che i lettori non sembrano così deliziati della vasta scelta più di tanto, donde il basso tasso di iscrizione per feed generato:

Top three RSS feeds at each newspaper

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[fonte: Malcolm Coles, Journalism.co.uk]

Secondo me il punto di Coles è sia ben impostato che no. Rilasciare un feed RSS è un'attività a costo virtualmente zero e quindi, abbattuti ogni genere di costi di 'distribuzione', se 60 lettori si affezionano al feed di una rubrica del sabato di una 'pagina' di sport di un supplemento online weekend di un giornale nazionale, che problema c'è? In fondo non è che l'ennesima dimostrazione della distribuzione secondo le leggi a potenza degli interessi degli utenti, la cosìdetta coda lunga (en passant sulle leggi a potenza, Pareto e long tail, raccomando la lettura di Storia matematica della rete, di Luccio e Pagli, Bollati Borenghieri, che al capitolo 5 offrono una descrizione solida, seppure non specialistica, della matematica che sottende questo fenomeno).

D'altro canto è anche pur vero che l'attenzione dei quotidiani in questo momento è verso l'aumento di densità, sia di audience che di fatturato, molto più che nel soddisfare tutte le nicchie possibili, e in questo è vero che Twitter possa essere uno strumento più moderno, ovvero che offre assieme diffusione di contenuti, servizi community e marketing. Che poi è anche un'altro modo di dire: i feed sono nati per gestire i contenuti oltre le pagine web di origine, secondo la logica, elegantissima, dell'info outlining, mentre i tweets rappresentano le relazioni che questi contenuti instaurano tra le persone, gli danno vita.

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sabato 4 luglio 2009

Tutto, purché sia adesso

Non passa giorno che nel mio radar non compaiano oggetti live-qualcosa. Twitter due giorni fa ha reso hotlinked gli hashtags, rendendo più semplice richiamare il flusso di tweets sull'argomento rappresentato dal tag. Ovviamente in tempo reale. Ieri FriendFeed ha introdotto il livesearch: in pratica la nostra query resta 'viva' continuando cioè a produrre risultati che si aggiornano in tempo reale. Solo pochi mesi fa aveva completamente reimpostato il suo design -adorabilmente zen- proprio sull'idea di tempo reale. Non è un caso che queste due piattaforme siano così attive sul tema livestream/search, personalmente le ritengo le due vere cose post-blogging (e post-RSS). E senza parlare di Google Weave, o del fatto che tra una settimana c'è il Real Time Stream Crunchup che varrà la pena senz'altro tenere d'occhio.

Mi pare del tutto logico pensare che questa tendenza all'adesso si affermerà in maniera preponderante, sotto la pressione delle vite delle persone che si ampliano online. Vite che non chiedono archivi 'storici' ma un'immagine della propria rete (persone - servizi - contenuti; relazioni tra queste entità) che non possono che essere ora, quando le cose, la nostra vita, accadono. Per questo, credo, i servizi IM sono così trasversali e resistenti nella storia della rete in fondo. Per questo immagino che parte del successo di Facebook sia dovuto proprio a questa capacità di dirci -ora, oggi- com'è la nostra rete, cosa ci succede intorno. Nella 'classica' economia di lacerti-bit vs. aggregation che è parte della rete.

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venerdì 3 luglio 2009

Mamy Generated Infodesign

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Trovo sulla scrivania dello studio di mia madre, appoggiato accanto al PC, il disco di restore originale. Il disco è conservato nella sua custodia di carta, con il foglio di istruzioni inserito direttamente nella stessa busta. Dietro, vergata a mano, la sintesi delle cose importanti da ricordare. Se HP fosse interessata, posso farle da agente

giovedì 25 giugno 2009

Fiat: what's next



Via Nuvò Consulting: Giorgio Sacconi et moi arrighiamo 50 high potentials Fiat

venerdì 19 giugno 2009

Should I stay or should I go? Appunti per un quasi-manifesto

Is Twitter The CNN Of The New Media Generation? si chiede Techcrunch e la domanda non è retorica. Le notizie e gli aggiornamenti sulla situazione delle elezioni irachene sono un esempio della fluidità che consente ai social media di 'passare' attraverso le maglie della censura. O almeno di rendere inutile ritirare i visti per la stampa. Ma è lo sfondo che fa la differenza, prima degli strumenti, perché è sullo sfondo che pure interagiamo (viviamo). Twitter e in generale il microblogging stanno dimostrando una granularità ed eppure una capacità notevole di rendersi in una mescola, forse più degli stessi feed e della logica dell'aggregazione, che resiste e anzi anima i primi, ma sembra ritirarsi come semplice strumento, ho provato a dirlo. Quindi in bocca al lupo a tutti i twitter-ers iraniani che stanno rischiando in questi giorni la loro stessa incolumità solo per raccontare il tempo che vivono sotto gli indicibili fessi che gli sono toccati in sorte.

In fondo penso che siamo una generazione che ha avuto l'onere di ricordare chi faceva e non poteva più fare, trattenuta dalla mota degli Anni 80 che scaturiva e gli si rapprendeva intorno. Unica via di uscita cercare di fare per il prossimo mondo, che era la rete prima del web. Ora siamo di nuovo nelle possibilità del fare.

/off topic/ Una sera di mille anni fa a Prato. Fuori dalla finestra dell'hotel luci verdi illuminano l'asfalto, dentro la finestra del televisore CNN mostra l'attacco americano all'Iraq. Sgomento, qualcosa è cambiato, e frustrazione: solo poter decidere di assistere o no./off topic/

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martedì 16 giugno 2009

Le rivolte iraniane, sul web

[via Internazionale]

In Iran i mezzi di comunicazione tradizionali sono stati oscurati, le linee telefoniche bloccate e Cnn e Bbc sono state bloccate mentre riprendevano gli incidenti. Le pagine da tenere d’occhio per essere aggiornati:

The Lede è un blog del New York Times. I corrispondenti Robert Worth e Nazila Fathi pubblicano dati, video e informazioni in tempo reale.

The Daily Dish è il blog di Andrew Sullivan, collaboratore dell’Atlantic Monthly e columnist di Internazionale.

Tehran24 è un fotoblog sulla capitale dell’Iran, con foto e video delle manifestazioni e degli scontri.

Liveblog del Guardian, aggiornato minuto per minuto con link a notizie e analisi.

Elenco di blogger dall’Iran che aggiornano la situazione su Twitter, in inglese.

Cyberwar guide for Iran elections

[via Cory Doctorw, BoingBoing]

Yishay sez, "The road to hell is paved with the best intentions (including mine). Learn how to actually help the protesters and not the gov't in Iran."

The purpose of this guide is to help you participate constructively in the Iranian election protests through Twitter.

1. Do NOT publicise proxy IP's over twitter, and especially not using the #iranelection hashtag. Security forces are monitoring this hashtag, and the moment they identify a proxy IP they will block it in Iran. If you are creating new proxies for the Iranian bloggers, DM them to @stopAhmadi or @iran09 and they will distributed them discretely to bloggers in Iran.

2. Hashtags, the only two legitimate hashtags being used by bloggers in Iran are #iranelection and #gr88, other hashtag ideas run the risk of diluting the conversation.

3. Keep you bull$hit filter up! Security forces are now setting up twitter accounts to spread disinformation by posing as Iranian protesters. Please don't retweet impetuosly, try to confirm information with reliable sources before retweeting. The legitimate sources are not hard to find and follow.

4. Help cover the bloggers: change your twitter settings so that your location is TEHRAN and your time zone is GMT +3.30. Security forces are hunting for bloggers using location and timezone searches. If we all become 'Iranians' it becomes much harder to find them.

5. Don't blow their cover! If you discover a genuine source, please don't publicise their name or location on a website. These bloggers are in REAL danger. Spread the word discretely through your own networks but don't signpost them to the security forces. People are dying there, for real, please keep that in mind...

#iranelection cyberwar guide for beginners (Thanks, Yishay!)

How to to setup a proxy for Iran citizens

[via Austin Heap]

If you’re using CentOS/Redhat, it’s pretty straight forward to setup a proxy and help give access to those in Iran who are being censored.

Login as root and run the following

yum install squid
nano -w /etc/squid/squid.conf

Inside the code editor search (Control-W) for the line “http_access deny all” and change it to “http_access allow all”. This will make your proxy open and accessible to the world. If you would like to limit your proxy to Iranian IP blocks, you want to change “http_access deny all” to read “http_access allow TRUSTED” add a line (BEFORE the http_access line to setup an access control list [ACL]). This ACL line that defines TRUSTED should read:

acl TRUSTED src 62.60.128.0/17 62.193.0.0/19 62.220.96.0/19 77.36.128.0/17 77.77.64.0/18 77.104.64.0/18 77.237.64.0/19 77.237.160.0/19 77.245.224.0/20 78.38.0.0/15 78.109.192.0/20 78.110.112.0/20 78.111.0.0/20 78.154.32.0/19 78.157.32.0/19 78.158.160.0/19 79.127.0.0/17 79.132.192.0/19 79.170.144.0/21 79.175.128.0/18 80.66.176.0/20 80.69.240.0/20 80.71.112.0/20 80.75.0.0/20 80.191.0.0/16 80.242.0.0/20 80.253.128.0/20 80.253.144.0/20 81.12.0.0/17 81.28.32.0/20 81.28.48.0/20 81.31.160.0/20 81.31.176.0/20 81.90.144.0/20 81.91.128.0/20 81.91.144.0/20 82.99.192.0/18 82.115.0.0/19 83.147.192.0/18 84.47.192.0/18 84.241.0.0/18 85.9.64.0/18 85.15.0.0/18 85.133.128.0/17 85.185.0.0/16 85.198.0.0/18 86.109.32.0/19 87.107.0.0/16 87.247.160.0/19 87.248.128.0/19 89.144.128.0/18 89.165.0.0/17 89.221.80.0/20 89.235.64.0/18 91.98.0.0/15 91.184.64.0/19 91.186.192.0/19 91.206.122.0/23 91.208.165.0/24 91.209.242.0/24 91.212.16.0/24 91.212.19.0/24 91.212.252.0/24 92.42.48.0/21 92.50.0.0/18 92.61.176.0/20 92.62.176.0/20 92.242.192.0/19 93.110.0.0/16 93.190.24.0/21 94.74.128.0/18 94.101.128.0/20 94.101.176.0/20 94.101.240.0/20 94.139.160.0/19 94.182.0.0/15 94.184.0.0/17 94.232.168.0/21 94.241.128.0/18 95.38.0.0/16 95.80.128.0/18 95.81.64.0/18 95.82.0.0/18 95.82.64.0/18 95.130.56.0/21 95.130.240.0/21 188.34.0.0/16 188.93.64.0/21 188.121.96.0/19 188.121.128.0/19 188.136.128.0/17 188.158.0.0/15 193.189.122.0/23 194.225.0.0/16 195.146.32.0/19 212.16.64.0/19 212.33.192.0/19 212.50.224.0/19 212.80.0.0/19 212.95.128.0/19 212.120.192.0/19 213.176.0.0/19 213.176.32.0/19 213.176.64.0/18 213.195.0.0/18 213.207.192.0/18 213.217.32.0/19 213.233.160.0/19 217.11.16.0/20 217.24.144.0/20 217.25.48.0/20 217.64.144.0/20 217.66.192.0/20 217.66.208.0/20 217.146.208.0/20 217.172.96.0/19 217.174.16.0/20 217.218.0.0/15

Turn off logging by adding these two lines:

access_log none
cache_store_log none

Save the config file and as root issue the following command to start the Squid proxy server:

service squid start

Please don’t run this on a machine that you’re worried about or is used for production sites; and take basic security precautions, ie: moving SSH off the default port, using iptables, etc.

Once your server is up and running please tweet @austinheap and let me know!


domenica 14 giugno 2009

Exégesis iPhonis

Tanti anni fa Nokia era un'azienda innovativa, che esprimeva idee interessanti attorno al secondo luogo che potevamo abitare oltre il web. Non era un luogo ricco come il web, ed era già stato ipotecato, in qualche modo, dal fallimento del WAP, ma era pur sempre un'alternativa al mondo fisico, ovvero, ancora, dal nostro punto di vista pur sempre abitabile. Come dicevo, così era fino a pochi anni fa, oppure ad un milione di anni, fa lo stesso. Mi ricordo che nel 2000, quando era diventato chiaro, da Assago a Cupertino, che sarebbe esploso il Nasdaq, con quello che ne sarebbe conseguito, altri amici ed io abbiamo iniziato a girare per capire cosa c'era dopo il web, e non poteva che essere il mobile web. E quel mondo non poteva per noi che essere accessibile con un Nokia, o forse un Ericsson, che allora aveva ancora un senso. Blackberry no, aveva un insuperato vantaggio sulle email, ma per il resto era da 'ufficio' per dire così. I telefoni che accedevano a DoCoMo erano un miraggio e gli altri devices avevano interfacce tremende, non li prendevamo neppure in considerazione. Non erano che telefoni.


Poi, l'iPhone. E il secondo mondo che avevamo provato a liberare tanti anni fa si manifesta, nonostante talvolta si decanti 'il prossimo' Blackberry o 'il nuovo' Nokia, che non sono e saranno che pallide imitazioni, mentre Android è patrimonio di übergeek malinconici e resta comunque intrappolato nella pelle di spaventosi HTC. Serve ben altro per inventare mondi, non ennesimi telefoni 'che fanno cose'.

venerdì 12 giugno 2009

Parla con me



10 slide pensate sul volo di ritorno dall'IFRA Italia a Bari, ieri notte. Credo che mi siano venute in mente quando ho realizzato che un grande assente ci sia stato, tutto sommato alla conferenza: il lettore.

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