Click, tweet e Zyg
Sfogliando D di ieri sul comodo sito di Repubblica, trovo un articolo di Zygmunt Bauman che parla di Twitter. Segno dei tempi, ma non troppo visto la pesante stroncatura di taglio sociologico che il saggista della modernità liquida (ovvero del tempo della trasformazione degli individui da produttori a consumatori, per ridurla ad uno slogan) rivolge al servizio in oggetto.
Temo che all'analisi del prestigioso Professore siano sfuggiti due aspetti che mi paiono importanti, ovvero che a) se anche è pur vero che la superficie interessata dalla comunicazione via schermo è la zona sensibile che ci permette di entrare in contatto con l'altro, nel caso della rete, questa superficie resta porosa, non rimbalza il soggetto ma si protende verso di lui e lo protende insieme agli altri (lo abbiamo scritto qui). Ma non solo b) il tipo di consumismo che la rete pure partecipa e mette in scena, per dire così, resta inclusivo e a bassa soglia, inconfrontabile con quello mediatico tout-court che mi pare Bauman abbia in mente (ne abbiamo parlato di recente qui) perché fondamentalmente, weinbergerianamente, miscellaneo, basato sulla dissipazione del valore ed eppure capace di istituirlo e sempre ben lontano dal modello di accumulazione verso cui le veline, e i governanti, tendono a buttarsi.
Per questo se, credo, è completamente falsificabile la sua affermazione che
Il nostro cinguettio garantisce ai meno fortunati una parità di condizioni, riproduce gli splendori della haute couture e li mette a portata delle masse. È un cinguettio che mitiga l’umiliazione di chi vorrebbe accedere alle boutique più esclusive ma resta condannato a fare shopping nei negozi sotto casa.non di meno lo si può stimare per cimentarsi con tali esplorazioni fra le nuvole della rete, che si situano in una modernità -chiedo scusa per la parola- ben oltre il suo stato liquido.
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