venerdì 6 giugno 2008

Scrivere per la Macchina

A chi si rivolgono i media online? Ai loro lettori o alla Macchina (uso di proposito un termine dal sapore pre-wieneriano) che raccoglie i lettori?


Mi preparo ad affrontare il terzo weekend di lavoro per il nuovo sito del quotidiano per cui lavoro. Niente di tragico per carità, la rete ci ha abituato a sfumare i contorni tra il tempo del lavoro e il privato, e la cosa non è disdicevole, anzi.

Riflettevo però su questo: quanto ci rivolgiamo al lettore (fluido e interattivo ma pur sempre lettore) e quanto alla Macchina (GoogleNews, e non solo) che amplfica la nostra capacità di raggiungerlo questo lettore? Ci sono, mi sembra, delle implicazioni interessanti.

Una di queste implicazioni mi sembra che sia che siamo oltre l'ottimizzazione per i motori di ricerca, come si diceva -ormai- tanti anni fa. Abbiamo bisogno che le 'scatole' dei nostri contenuti, almeno quelli testuali, nascano sui bisogni della Macchina. Disegnamo media online sulle recommandations del team di GoogleNews per dirne una. Ma non solo: chiediamo ai giornalisti e/o agli editor di nominare le pagine secondo certi parametri, cerchiamo di influenzare l'uso dei lemmi nella stesura, vogliamo che i pezzi siano tagged, linked, interrelated per la loro indicizzazione prima che per la loro fruizione/condivisione. Temendo poi una punizione per il duplicated content ripensiamo i contratti con i service: non importa se ho un buon contenuto che posso acquistare per integrare i miei se la Macchina lo rigetta, il lettore viene dopo la Macchina. Di più: forniamo indicazioni per accontentare la macchina circa gli aggiornamenti -indigesti a GoogleNews-, le immagine ed altro ancora. Tracciamo strategie per essere intercettati dalla Macchina, sperando che si accorga di noi.

Magari va bene così, impareremo ad amare la Macchina. E i suoi capricci.

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20 commenti:

Mitì ha detto...

Buon lavoro, teso'. Se ti può consolare, son di corvée anch'io. Chissà se la "Macchina" potrebbe aiutarmi col disarmo casa mamma...No, eh? ;-*

Marco Formento ha detto...

ciao Mitì, uhm dont think so:D

Gaspar ha detto...

Interessante. Come dire che il tuo non è più un prodotto finito ma materia prima, che verrà elaborata da altri grazie agli appositi strumenti web (come Google, appunto).

Gigitaly ha detto...

Forse va bene così, ma forse no. Anzi il cuore mi dice che è proprio no.

O meglio: va bene se lo fai per il giornale, che in fondo "è la macchina" (anche se crede di non esserlo) ma sarebbe un dramma se seguissimo la stessa tentazione anche tu ed io nei nostri blog.

Sarebbe come invitarti a cena e offrirti un Kentucky Fierd Chicken (esotico ma pur sempre KFC!) e un bicchiere di Tavernello, qualità certificata e assenza di batteri, ... ma che diavolo!

Con grande affetto e stima non misurabie da nessuna macchina.

Marco Formento ha detto...

Ciao Gaspar, sì in qualche modo come dici tu: la perdita del controllo del proprio prodotto è fatale. Ma anche che se è logico che lo strumento influenza il testo -per dirla barthesianamente- non è scontato che si arrivi a scrivere per lo strumento.

Marco Formento ha detto...

Aber sicher Meister Gigi! Ma la prospettiva che consideravo è quella dell'industria, se vuoi, dei media. Poi sì, ci sono anche dei blogger che scrivono per la Macchina, ma in quel caso, come dire?, vale il ragionamento per cui le strategie individuali di godimento non hanno limite, come il tavernello;)

eio ha detto...

Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Machine :)

Marco Formento ha detto...

Ciao Eio, l'importante a questo punto è non scattare in piedi alla fine del film ed urlare

-Mein Führer, I can walk!

:))

Tambu ha detto...

mi sembra un approccio leggermete sorpassato: la fase "ho capito che cosa è l'ottimizzazione e la faccio estrema" è superata da qualche tempo, in favore di "se faccio bene per l'utente faccio bene per il motore, quindi faccio bene per l'utente" che caratterizza la parte di SEO che conosco io. Comprendo invece e condivido il commento di Gaspar sul prodotto grezzo, ma non è nè più nè meno che quel che accade ai nostri contenuti quando li rilasciamo in forme "primitive", tipo feed RSS. In questo senso vi è una nuova analogia (online) tra media e non-media

Nereo ha detto...

Tutto impeccabile ma stai sottovalutando il ruolo della macchina come mediatore fra l'autore e il fruitore delle informazioni che vengono messe online.

A differenza dell'offline, sul web il motore rappresenta la vetrina, la possibilità che quello che viene scritto venga in effetti letto.

Senza la macchina spesso non c'è il lettore.

Di solito racconto di quell'azienda che, dopo un banning, ha citato Big G per violazione del diritto di espressione.
In altre parole: parlo/scrivo ma senza un driver di attenzione non mi ascolta/legge nessuno.

Purtroppo siamo messi così :-(

Mushin ha detto...

Grazie a Dio la rete è fatta anche di una miriade di operatori che scrivono fottendosene di essere indicizzati...

Marco Formento ha detto...

Tambu:) Analogia o melting pot? I media non sono la blogosfera e non si pensano come le singole 'unità' di contenuti pronti per il riassemblaggio, ma come prodotti...

Marco Formento ha detto...

@nereo 'Senza la macchina spesso non c'è il lettore'? Ma stiamo parlando di un'industria multisecolare;)

@mushin idem;))

Tambu ha detto...

non sono sicuro di aver capito, ma anche se ti pensi come prodotto ma veicoli in forma "atomica", sei soggetto al riassemblaggio. Sul web non puoi dare il malloppo tutto intero (o meglio, puoi ma non ti conviene, pena il disinteresse), così come in edicola non vendi le singole pagine :)

mr oz ha detto...

Cercando su Google "macchina per scrivere" questo post è tra i primi 10 risultati.

http://www.google.com/search?q=macchina+per+scrivere

Aiuto.

sacha ha detto...

concordo: "impareremo ad amare la Macchina. E i suoi capricci"...che poi non mi sembrano neanche cosi terribili sopratutto se si pensa alla carta risparmiata e agli alberi salvati in un futuro prossimo (almeno secondo il ny times);-)

Giacomo ha detto...

Le guidelines di Google servono, in realtà, ad invitare gli autori di contenuti per la rete a crearli in modo tale che consenta la loro archiviazione e strutturazione secondo criteri logici. E' un po' come se delle ipotetiche "Editoria Guidelines" invitassero scrittori e tipografie a mettere il titolo dei libri sulla copertina e sul dorsetto, possibilmente insieme al nome dell'autore; ad inserire dei numeri di pagina ed un sommario; ad riportare qualche nota sull'autore ed una sinossi del contenuto sulla quarta di copertina, ecc...
Insomma, quel che fanno i MDR (e Google più efficacemente di tutti) è solo cercare di rendere standard delle convenzioni, premiando chi le segue. Il che andrà a tutto vantaggio della rete stessa e dei suoi utenti.
La tua domanda potrebbe essere paragonata a quella dello scrittore che chiedesse: "Per chi preparo il mio manoscritto? per il lettore finale o per la fredda stampatrice della tipografia?".

Marco Formento ha detto...

Giacomo, non credo. La tipografia di un testo è separata da esso, strumentalmente. La differenza qui è che il testo vive secondo la macchina, perché è inseparabile da essa. Non si tratta di confezione di prodotto, ma della vita del prodotto.

alberto dottavi - infoservi.it ha detto...

arrivo con grande ritardo, ma un bit vorrei lasciarlo, soprattutto riferito al tuo ultimo commento: "La tipografia di un testo è separata da esso... qui è che il testo vive secondo la macchina"

Uhm. Siamo sicuri? Nel caso "prodotto magazine", un'industria lontanamente imparentata con quella di cui parli, ma tutto sommato imparentata, la progettazione del prodotto è strettamente legata alla macchina. La posizione del logo / testata è pensata per svettare in edicola; qualità della carta; percentuale di immagini e infografica... etc. la tipografia non è neutra - dico questo conscio che per i quotidiani è parecchio diverso

però mi sento ovvio nel ricordare la già raccontata affermazione del director of content di ZDNet, un giornalista, ancora nel 2000/2001: "we are software developer". e per "we" intendeva noi giornalisti, creatori di contenuti

sì, tutto sommato il contenuto si progettava "per la macchina", ma siccome google non c'era ancora si interpretava nel senso "specifico per il media"

forse quindi si potrebbe scindere il problema che poni (soprattutto nella prospettiva del tuo post successivo) in due: progettare "per la macchina" e "per google"

il secondo punto lo trovo problematico, ma più per un aspetto di mercato: è in posizione di monopolio di fatto

il primo meno. ho da qualche parte il link a un approfondito articolo di analisi della struttura di meta-tagging delle pagine del NYT (o simili), quando lo trovo te lo mando. ma in ottica google-neutral non è sbagliato. non è lavoro giornalistico, ma di analisi dell'informazione sì, e in prospettiva semantica. si tratta - dico una banalità su queste pagine, perdonerai - di rinunciare all'idea di prima pagina perché tutte hanno (quasi) la stessa importanza, e pensare alla persistenza del contenuto

altro è invece scrivere di ciò che può portare traffico... ma è storia nota e "vizio", in fondo, anche della carta

scusa la lungaggine, mi è venuto così :)

alberto dottavi - infoservi.it ha detto...

uhm, me lo ricordavo meglio:

http://www.scripting.com/stories/2007/10/17/nyTimesMetadata.html

però mi sembra in qualche modo correlato

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